Fratelli d’Italia
Fratelli d’Italia è l’inno nazionale italiano, scritto dal massone Goffredo Mameli, che reca nel suo stesso titolo il sigillo della fratellanza massonica. Com’è noto, infatti, lo stato italiano unitario è nato proprio dai piani approntati nelle logge massoniche, senza alcuna spinta da parte dei popoli italiani che, evidentemente, stavano benissimo ognuno a casa propria. Fratelli d’Italia è anche il titolo di un approfondito libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti dedicato proprio a quell’inquietante istituzione che va sotto il nome di “massoneria” (Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, BUR, Milano, 2007, pp.768).
Studiare una realtà come la massoneria pone problemi metodologici di non facile soluzione, infatti la massoneria nasce come associazione segreta e ancora oggi, pur essendo venuti meno i presupposti della segretezza, la massoneria resta un mondo in cui si entra solo per cooptazione attraverso un percorso “iniziatico” (ma sarebbe meglio dire “pseudoiniziatico” o “controiniziatico”). La massoneria è praticamente assente nelle notizie dei telegiornali e dei grandi organi di stampa, eppure fra gli iscritti alla massoneria sono ampiamente rappresentati uomini politici di tutti i partiti, imprenditori di grande livello, professori universitari, alti gradi delle forze armate…insomma la classe dirigente “democratica” al gran completo !
Che cosa accada nel segreto delle logge massoniche non è dato sapere all’opinione pubblica, tuttavia leggendo il libro di Pinotti si può intuire quanto sia decisiva la fratellanza massonica nella vita istituzionale dei sistemi “democratici”…
L’inchiesta di Pinotti esamina le tre principali “obbedienze” in cui è diviso il mondo massonico italiano: il Grande Oriente d’Italia (circa 18.000 iscritti),
In tempi più recenti, nell’estate del 1992, il procuratore di Palmi Agostino Cordova, nell’ambito di un’inchiesta sulla criminalità organizzata, si trova ad avere fra gli indagati centinaia di iscritti a logge massoniche. In quell’occasione si assiste a una levata di scudi da parte di influenti uomini politici: l’onorevole Vittorio Sgarbi nella sua trasmissione televisiva strillava come un isterico contro Cordova, mentre Francesco Cossiga si mobilitava per difendere la massoneria.
Proprio a Cossiga è dedicato un capitolo del libro. Infatti l’ex presidente ha sempre smentito la sua appartenenza alla massoneria, definendosi un cattolico-liberale. In realtà Cossiga è sempre stato uno dei politici più servili verso l’imperialismo statunitense, e tutta la sua attività politica si è svolta in sintonia con le mosse dei “Fratelli d’Italia”. Cossiga ha sempre difeso pubblicamente l’operato della massoneria, a suo dire lo avrebbe fatto per difendere il sacro valore della libertà individuale. Eppure proprio in quegli anni le istituzioni “democratiche” inauguravano la stagione orrenda dei reati d’opinione (
Pinotti passa poi a descrivere le tre principali logge massoniche operanti in Italia. La loggia più diffusa è il Grande Oriente d’Italia. Pinotti ha assistito all’incontro annuale in cui si riuniscono i “Fratelli d’Italia” del Grande Oriente. Professionisti, intellettuali, banchieri, militari, scattano sull’attenti alle note di inni risorgimentali e portano la mano al cuore per ricordare il massone Garibaldi, artefice di quella “Grande Opera” che, per i “Fratelli”, è l’unità d’Italia. Alle note degli inni massonici seguono poi quelle di C’era una volta il West di Ennio Morricone ! ? ! (misteri iniziatici ?). Seguono i saluti delle autorità, fra cui quello del solito Cossiga. Poi il Gran Maestro, attualmente Gustavo Raffi, avvocato di Ravenna, sciorina la classica litania laicista e progressista che i “Fratelli” si aspettano di sentire, denunciando le ingerenze del Vaticano nella società italiana (evidentemente a Raffi sfuggono le sempre più invadenti pretese di ebrei e musulmani nella vita pubblica italiana !). Raffi riesce perfino a fare del vittimismo affermando che alcuni hanno subito discriminazioni e licenziamenti a causa della loro appartenenza alla massoneria. Durante il convegno i “Fratelli d’Italia” pontificano sulle “libertà civili”, però senza accennare al fatto che in “democrazia” sono in vigore sempre più numerosi reati d’opinione. A specificare il senso di queste dichiarazioni, alcuni “Fratelli” affermano a chiare lettere che la massoneria è un’associazione ispirata a idee di socialismo umanitario. Alcuni affiliati, però, sembrano avere le idee poco chiare in tema di politica, e denunciano l’eccessiva pressione fiscale che strangola i ceti produttivi ! Nel variegato giardino zoologico del Grande Oriente c’è perfino chi si lamenta dei disastri provocati dall’immigrazione extracomunitaria, nonché della distruzione della famiglia voluta da gay e femministe: come si vede certi elementi sono entrati in massoneria per ottenere vantaggi personali ma con scarsa coscienza di quali siano i veri fini di questa istituzione…
In effetti alcuni personaggi intervistati da Pinotti esprimono sentimenti di profonda delusione: si tratta di persone che erano entrate in massoneria con l’intento di approfondire temi di ricerca esoterica e che sono rimaste insoddisfatte dal basso livello culturale della maggior parte dei “Fratelli d’Italia”. Fra gli uomini più in vista del Grande Oriente c’è Alessandro Meluzzi, personaggio che si è reso protagonista di un percorso stravagante che lo ha portato dalla militanza giovanile nel Partito Comunista all’affiliazione alla massoneria, al seggio parlamentare con Forza Italia e, infine, a un clamoroso ritorno fra le braccia di Santa Madre Chiesa. Meluzzi, infatti, ha annunciato l’intenzione di essere ordinato diacono: vedremo gli ulteriori sviluppi…
Raffi afferma che la massoneria non ha obiettivi politici, tuttavia ammette che l’ONU è un organismo di ispirazione massonica, e commentando la secessione dei gruppi etnici in ex-Jugoslavia espone una visione geopolitica degli assetti internazionali che è inequivocabile, definendo “mostruosa” la creazione di entità statuali etnicamente omogenee.
La seconda obbedienza presa in esame da Pinotti è
Il terzo raggruppamento è quello della Gran Loggia Regolare d’Italia, nata da una costola del Grande Oriente. Questa loggia vede la luce nel 1993 su iniziativa del Gran Maestro del Grande Oriente Di Bernardo che, in seguito agli scandali seguiti alle inchieste del procuratore Cordova, è uscito dal Grande Oriente, ma anziché entrare nella Gran Loggia Nazionale, ha fondato una sua loggia per avere la tanto agognata benedizione della massoneria inglese.
Pinotti, poi, parla a grandi linee della storia della massoneria dall’unità d’Italia ai giorni nostri. La massoneria, com’è noto, è stato il principale strumento che ha permesso alla monarchia sabauda di unificare l’Italia e nella fase iniziale della storia unitaria la quasi totalità della classe dirigente italiana era di formazione massonica. Sempre affiliati alla massoneria erano alcuni potenti banchieri ebrei provenienti dall’Europa Centrale che finanziarono l’industrializzazione dell’economia italiana.
Con l’avvento del fascismo si assiste a un radicale cambiamento della situazione. Come si è visto i massoni spesso hanno idee politiche confuse e poco lungimiranti, per cui molti di loro, spaventati dal comunismo, aderirono al movimento fascista. Ma man mano che Mussolini andava costruendo un’idea di stato forte e decisamente orientato in senso nazionalista, si acuiscono gli attriti fra il regime e le logge: nel 1925 vengono emanate leggi speciali che vietano le associazioni segrete (Mussolini era stato uno dei pochi socialisti che non erano iscritti alla massoneria). Dunque durante il periodo fascista i massoni si ritirano dalle logge oppure continuano a operare con modalità occulte.
Nel dopoguerra, in un’Italia ridotta al ruolo umiliante di colonia americana, la massoneria rifiorisce con grande vigore, anche con la complicità delle logge inglesi e statunitensi che organizzano gruppi di potere come il Bilderberg Group e
In realtà la massoneria è il centro di controllo del potere “democratico” e in essa si incontrano uomini politici appartenenti alla DC, al PCI e al MSI, che in parlamento danno luogo alla sceneggiata della “democrazia”.
In anni più recenti ci sono stati anche tentativi di creare una sorta di supermassoneria per favorire il processo di globalizzazione: è il caso del gruppo denominato degli “Illuminati”, organizzato sempre da Di Bernardo nel 2002. Questo gruppo si avvale della collaborazione nientemeno che della Anti-Defamation League, la potentissima organizzazione ebraica che si occupa della repressione di ogni attività che possa ostacolare il processo di globalizzazione e che opera come una vera e propria Santa Inquisizione dei regimi “democratici”. Gli “Illuminati” sembrano costituire una sorta di massoneria nella massoneria e rappresentano la connessione italiana a un gruppo di superpotere mondiale di cui si potranno vedere gli sviluppi nei prossimi anni.
Per tornare alle vicende massoniche italiane, Pinotti dedica un capitolo alle relazioni fra massoneria e criminalità organizzata. Le attitudini criminali e parassitarie che caratterizzano le popolazioni del Meridione d’Italia rappresentano un terreno fertile per il “lavoro” massonico. Pinotti indaga soprattutto sul mondo della mafia calabrese, la ‘ndrangheta, una realtà criminale in forte crescita che presenta numerosi punti di contatto con la massoneria. Anticamente i rituali di affiliazione alla ‘ndrangheta facevano riferimento alle figure mitiche dei cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso, in tempi più recenti le formule rituali fanno riferimento a Garibaldi, Mazzini e Cavour ! Il richiamo agli artefici dell’unità d’Italia la dice lunga sulla natura intimamente massonica dello stato italiano e sulla sua contiguità coi poteri criminali. Un altro filone di indagine è quello della mafia siciliana, che era stata estirpata dal fascismo e che venne installata di nuovo dall’invasione americana del 1943 che, per portare la “democrazia”, si avvalse del lavorio sotterraneo delle logge massoniche in combutta coi mafiosi siciliani che erano emigrati negli Stati Uniti. Ancora oggi perfino i grandi mass-media di regime sono costretti ad ammettere che quasi tutte le attività economiche del Meridione d’Italia sono controllate da associazioni mafiose (e le inchieste sui reati mafiosi hanno spesso toccato le logge massoniche).
L’ultima parte del libro è forse la più interessante sul piano della ricerca storica, poiché tratta dei rapporti fra Chiesa Cattolica e massoneria. Dal XVIII° secolo ad oggi si è formato un vero e proprio fiume sotterraneo della storia che ha visto contrapporsi Chiesa e massoneria con alterne vicende. Com’è noto fin dal 1738 il papa scomunicò i fedeli che aderivano alla massoneria. Da allora la condanna è sempre stata ribadita, soprattutto nel periodo del Risorgimento, durante il quale la massoneria fu il centro direttivo delle strategie che portarono all’unità d’Italia e che avevano come nemico l’Impero d’Austria e
Don Villa critica anche la realtà dell’Opus Dei che, avendo imitato le strategie massoniche, spesso tende a configurarsi a sua volta come una massoneria, con tutte le ambiguità legate alla riservatezza cui sono tenuti i suoi aderenti. Don Villa, da buon cristiano, è ottimista sull’esito della lotta alla massoneria e dichiara: “la massoneria ha in mano
L’ultimo capitolo del libro è dedicato proprio all’Opus Dei, definita anche come la “massoneria bianca”. Questa istituzione venne fondata da Josemaría Escrivá de Balaguer, un sacerdote che visse i drammatici anni della guerra civile spagnola rischiando la vita per la sua attività anti-massonica, anti-comunista e anti-giudaica. Con la vittoria di Franco l’Opus Dei divenne un importante centro di formazione della classe dirigente spagnola e ampliò le sue attività economiche in tutto il mondo. Come si accennava in precedenza, l’Opus Dei, imitando l’attitudine alla segretezza delle logge massoniche, ha finito talvolta per somigliare molto all’avversario, al punto che i membri dell’Opus Dei spesso assumono una mentalità molto simile a quella dei protestanti anglo-sassoni imbevuti di spirito capitalista.
Pinotti conclude il suo corposo studio rilevando come le logge massoniche siano di fatto il centro di potere occulto dei sistemi democratici, e affermando che occorrerebbero norme che garantiscano maggiore trasparenza nella selezione della classe dirigente. Ma forse è opportuno chiedersi se non si debba rovesciare il ragionamento, ovvero: la logica della democrazia è intrinsecamente massonica e pertanto la selezione della classe dirigente sarebbe più trasparente se fosse ispirata ai principi dell’ordine gerarchico.
Questo brano è tratto dal libro:
Brigit
TERRA DI MEZZO
Società Editrice Il Ponte Vecchio
Una considerazione del problema storico dell’identità romagnola è oggi di particolare importanza alla luce della possibilità di istituire come regione autonoma il territorio romagnolo. In tempi recenti il dibattito è stato animato dalla pubblicazione del volume di Roberto Balzani
Roberto Balzani, originario di Forlì, ha scritto un libro dal quale traspare, più che il rigore storico e metodologico, un’intensa passione ideologica di chiara matrice antiautonomista. Il libro espone una tesi piuttosto “balzana” secondo la quale non sarebbe mai esistita una identità romagnola. Estrapolando dalle vicende storiche i dati funzionali alla sua tesi, l’autore elabora l’originale concetto di “identità estroversa” della Romagna che si sarebbe formata in funzione dell’unità nazionale nel corso delle vicende risorgimentali. Dunque per Balzani l’unico tipo di identità ammissibile è quello legato alle ideologie universaliste che negano ogni senso dell’identità !
Sul filo di questa contraddizione di fondo, vengono analizzate le vicende della storia locale contemporanea, dai moti ottocenteschi ai giorni nostri. Da notare, poi, che l’autore accenna solo di sfuggita ai momenti salienti in cui si è definita in modo inequivocabile l’identità romagnola: l’insediamento dei Celti, l’esarcato bizantino, i comuni medievali e le signorie rinascimentali. Con analoga nonchalance, l’autore glissa sulla persistenza anche letteraria del dialetto romagnolo, che ancora oggi è lingua poetica praticata con successo di pubblico e di critica. Inoltre Balzani definisce continuamente l’idea di Romagna come un “mito”, sottintendendo una connotazione squalificante del termine mito al quale, invece, si dovrebbe guardare come a una categoria fondante della realtà.
Al termine del volume Balzani ha ritenuto anche di dover inserire una patetica “predica” in cui, con atteggiamento paternalistico, invita i romagnoli ad aprirsi al mondo, anziché chiudersi in una dimensione locale. A queste osservazioni si potrebbe obiettare che i romagnoli hanno gli occhi ben aperti sulla realtà e che non hanno alcuna chiusura verso l’esterno, come testimonia il fatto che la riviera romagnola è uno dei comparti turistici meglio organizzati al mondo; sono piuttosto gli apparati burocratici di matrice illuministico-marxista che rischiano di soffocare la grande inventiva della classe imprenditoriale romagnola.
Il libro di Balzani è l’ennesimo prodotto di una propaganda ideologica spaventata dalle istanze localistiche che minacciano il potere delle élites progressiste, un libro destinato a un pubblico di intellettuali organici al sistema che ormai si rivelano sempre più inadeguati ad affrontare le sfide del mondo contemporaneo. Considerando l’importanza strategica delle scelte che la classe dirigente è chiamata a fare nel contesto della globalizzazione, c’è da augurarsi di poter leggere autori che spendano la loro cultura per costruire quel bene inestimabile che è la coscienza identitaria, anziché per demolirla, come troppo spesso è accaduto nella storia recente. In momenti così decisivi, il romagnolo Balzani che ripudia la sua romagnolità è un esempio di etnomasochismo di cui davvero non si sente il bisogno !
Questo brano è tratto dal libro:
Brigit
TERRA DI MEZZO
Società Editrice Il Ponte Vecchio
Massimo Fini su Nietzsche
Quando un intellettuale del calibro di Massimo Fini si confronta con un gigante come Nietzsche, si assiste a un evento culturale di importanza non trascurabile. Il celebre giornalista ha pubblicato una biografia del filosofo tedesco che rappresenta un testo importante per affrontare il complesso pensiero di Nietzsche (Massimo Fini, Nietzsche. L’apolide dell’esistenza, Marsilio, Venezia 2002, pp.432). Naturalmente biografie di Nietzsche erano già state pubblicate in precedenza, anche con notevoli quantità di dati e di testimonianze, ma la peculiarità del libro di Massimo Fini sta nel fatto di indagare il lato umano di Nietzsche, nello sforzo di delinearne il carattere in relazione alla sua produzione letteraria. La biografia di Fini è pertanto un’ottima introduzione per chi vuole approfondire la conoscenza del più grande filosofo dell’età contemporanea.
Conoscere le vicende biografiche di artisti e scrittori può sempre essere utile per interpretare la loro opera, tanto più per un autore come Nietzsche, funestato dalla follia nella fase finale della sua vita. Fini definisce Nietzsche un “apolide dell’esistenza”, definizione quanto mai calzante per un pensatore che ha saputo guardare all’abisso tragico della vita con uno sguardo totalmente disincantato, come forse solo Leopardi e Cioran hanno saputo fare. La vita di Nietzsche fin dall’infanzia mostra una personalità caratterizzata da grande difficoltà nei rapporti interpersonali, compensata da una profonda concentrazione nello studio. Nietzsche si segnala per l’intelligenza vivace e per la grande attitudine agli studi umanistici, ma i primi tentativi di scritti letterari, all’epoca del liceo, denotano un modo di esprimersi molto banale e decisamente inferiore a quello che ci si poteva aspettare da un ragazzo colto della sua età. Il futuro filosofo vive essenzialmente di studio e di letture, estraniato dalla realtà: la vita di Nietzsche è completamente priva di azione. Il suo carattere era estremamente mite e quasi arrendevole, cosa che crea forte contrasto con l’eccezionale aggressività del suo stile di scrittura. Infatti nelle prese di posizione intellettuali Nietzsche era irremovibile: a 21 anni annuncia alla madre di essere divenuto ateo. Nietzsche, figlio di un pastore luterano, era cresciuto in un ambiente religiosissimo tuttavia la madre Franziska, da buona protestante, pensò che quella era la volontà di Dio, e che magari in futuro la pecorella smarrita sarebbe tornata all’ovile più salda di prima. Le cose, come sappiamo, andarono ben diversamente, ma la madre di Nietzsche fu sempre vicina al suo Friedrich, soprattutto nei terribili anni della follia, con una dedizione e un amore assolutamente commoventi.
Nietzsche inizia una brillante carriera accademica come filologo classico all’Università di Basilea, dove intreccia rapporti con personaggi che influenzeranno profondamente la sua vicenda intellettuale. Fra queste conoscenze la più illustre è quella di Richard Wagner. È difficile immaginare due personalità più diverse di quelle del musicista e del filosofo. Wagner era un avventuriero, uno spaccone, un donnaiolo. Nietzsche invece era timido, impacciato nei rapporti umani e totalmente incapace di un approccio con l’altro sesso. La vicenda di amicizia e di rottura fra i due è ben nota, e di essa si troverà ampia testimonianza negli stessi scritti di Nietzsche. Nel clima dell’amicizia wagneriana Nietzsche scrive La nascita della tragedia, il libro che lancia le definizioni dell’apollineo e del dionisiaco che segneranno profondamente le categorie culturali della modernità.
Altri intellettuali influiranno sul pensiero di Nietzsche anche in virtù di una assidua frequentazione personale: importantissimo è l’incontro di Nietzsche con Franz Overbeck. Overbeck era professore di teologia all’Università di Basilea, con la particolare caratteristica di essere dichiaratamente ateo. La figura del teologo ateo è ancora oggi presente nella cultura protestante; la cosa peraltro non destava grande scalpore neppure a quell’epoca, e si può immaginare quanta influenza abbia avuto questo originale professore di teologia su Nietzsche.
Dopo pochi anni di insegnamento Nietzsche comincia a essere tormentato da problemi di salute: fortissime emicranie accompagnate da vomito, con attacchi che possono durare fino a trenta ore. Mano a mano che Nietzsche viene distratto dall’attività di ricerca accademica, si ingrossa il suo corpus di scrittura creativa. Nel 1876 si vede costretto a chiedere un congedo per motivi di salute e l’Università gli assegna una pensione di invalidità grazie alla quale potrà iniziare una serie di viaggi alla ricerca di climi salutari e di nuovi stimoli intellettuali. Nietzsche continua a pubblicare, ma le sue opere sono autofinanziate e diffuse in poche centinaia di copie, per lo più quelle che lui stesso regala ad amici e conoscenti. La quarta parte di Così parlò Zarathustra fu stampata in quaranta esemplari !
Nietzsche inoltre si interessa costantemente di musica ma, pur essendo un buon pianista, sembra incapace di riconoscere l’autentico genio musicale e spesso individua quelli che secondo lui sono compositori di talento e che invece non hanno avuto alcuna importanza nella storia della musica. Nietzsche aveva lui stesso ambizioni di composizione musicale e scrisse dei pezzi di scarso valore e totalmente ignorati dalla critica.
Le frequentazioni culturali di Nietzsche mostrano un uomo interessato solo al pensiero e alla creatività artistica, ma del tutto alieno dalla riflessione su temi di politica, di economia e di attualità. Il socialismo è un fenomeno del tutto incomprensibile per Nietzsche e non ci sono testimonianze di alcun tipo che ci dicano che Nietzsche abbia letto quello che sarebbe divenuto il suo antagonista filosofico: Karl Marx. In Svizzera Nietzsche ebbe occasione di incontrare Giuseppe Mazzini, ma anche in questo caso il filosofo tedesco mostra di non conoscere nulla del pensiero di Mazzini e meno ancora delle vicende risorgimentali italiane, che pure avevano larga eco nell’opinione pubblica internazionale.
Nel corso delle sue peregrinazioni Nietzsche si innamorava platonicamente di figure femminili in cui si imbatteva: la più celebre è quella di Lou Salomé. Ma naturalmente in questi frangenti Nietzsche si comportava come un adolescente, e lui stesso peraltro sembrava poco convinto delle proprie capacità di seduttore.
Alla fine degli anni ’80 le opere di Nietzsche cominciano ad avere una circolazione abbastanza ampia e sono conosciute anche al di fuori dei paesi di lingua tedesca. Poi, la mattina del 3 gennaio 1889, mentre Nietzsche si trova a Torino, il filosofo vede un cocchiere che frusta un cavallo e piangendo corre ad abbracciare l’animale: Nietzsche è sprofondato nella follia. L’amico di sempre, Overbeck, si precipita a Torino per riportarlo a casa. Nietzsche vivrà ancora dieci anni, durante i quali il solo interesse che sembra rimasto intatto è quello di ascoltare musica. Proprio in questo periodo i suoi libri cominciano ad avere un successo straordinario in tutto il mondo. Nietzsche muore il 25 agosto del 1900: l’autore de L’Anticristo viene sepolto col rito religioso, con tanto di croce d’argento sulla bara.
Il capitolo finale del libro è dedicato alle ipotesi sulla follia di Nietzsche, che possono dare indicazioni anche sulla sua vicenda culturale. Una tesi molto in voga fu quella di una sifilide con complicazioni nervose. In realtà tutto lascia pensare che Nietzsche fosse sessualmente inibito e la possibilità che abbia avuto rapporti con prostitute, pur non essendo impossibile, pare poco probabile. Sulla sessualità di Nietzsche l’unica testimonianza è quella relativa al celebre episodio del bordello di Colonia: quando studiava all’università Nietzsche fu introdotto a sua insaputa in una casa di tolleranza ma, anziché scegliere una ragazza, si diresse al pianoforte e accennò qualche accordo, poi se ne andò fra la costernazione delle giovani prostitute. Questo episodio ha dato il via a una serie di ipotesi decisamente fantasiose, tanto più che le cartelle cliniche di Nietzsche non mostrano i segni più caratteristici della sifilide. La tesi della sifilide probabilmente ha avuto grande seguito perché corrispondeva a certi stereotipi di scrittori maledetti molto in voga a fine ‘800. L’ipotesi più plausibile sulla causa della follia è che Nietzsche non abbia retto all’enorme tensione intellettuale che si era accumulata in lui: per molto tempo il suo disagio si manifestò in forme somatizzate, poi il suo cervello è andato in pezzi e lo ha fatto all’improvviso, in un solo schianto.
Fini poi fornisce importanti informazioni sulle vicende postume degli scritti di Nietzsche. La sorella Elisabeth, spesso accusata di aver manipolato in senso ideologico le opere del fratello, in realtà si è limitata a nascondere certi particolari della vita famigliare di Nietzsche, ed è proprio a Elisabeth che si deve una accurata selezione dei manoscritti originali che ha permesso, almeno in parte, di discernere l’opera del filosofo dalle interpolazioni di amici più o meno intellettualmente onesti e competenti. Inoltre fu merito di Elisabeth la fondazione di un Archivio Nietzsche che fosse un punto di riferimento per gli studiosi del filosofo.
Massimo Fini riferisce di due visite che ha fatto alla tomba di Nietzsche che ben rappresentano le alterne fortune del filosofo nel corso del tempo. Fini ha visto la tomba per la prima volta all’epoca del regime comunista della Germania Est, agli inizi degli anni ’70: la tomba era in stato di semiabbandono, con la vegetazione che copriva la sepoltura, e le librerie della DDR, pur essendo ben fornite, non vendevano libri di Nietzsche. Fini è tornato a visitare la tomba del filosofo tedesco nel 2001 e ha trovato il luogo segnalato da cartelli turistici, la tomba completamente ristrutturata e tenuta nel massimo decoro, e un piccolo museo con firme di visitatori venuti da tutto il mondo per rendere omaggio al profeta della rivolta contro il mondo moderno.
Nietzsche e Marx sono indubbiamente gli intellettuali che maggiormente hanno influito sulla forma mentis dell’uomo contemporaneo, e sintetizzano in modo esemplare i filoni culturali che hanno caratterizzato tutta la storia occidentale. Da una parte il pensiero di matrice monoteista dell’ebreo Marx: dogmatico, irrazionale, intollerante. Dall’altra parte il pensiero ispirato al paganesimo di Nietzsche: critico, problematico, differenzialista.
Eppure proprio nel XXI° secolo, nel secolo che celebra il cupo trionfo dell’omologazione egualitaria, le pagine noiose e mediocri di Marx non sono più lette nemmeno dai militanti di sinistra, e ormai sono studiate solo dagli specialisti di teorie economiche, mentre le parole di Nietzsche guizzano ancora come fiamme e non cessano di affascinare i lettori col loro potere incantatorio e sempre gravido di fecondi sviluppi.
Questo brano è tratto dal libro:
Brigit
TERRA DI MEZZO
Società Editrice Il Ponte Vecchio
Ai ladri e agli assassini andrà il premio dei giusti,
e le torri sataniche saranno tribunali:
sarà un’equa sentenza vendetta degli ingiusti.
Al Diavolo inneggiamo: ci rende tutti uguali.

Satana, LITURGIA INFERNALE
Heliopolis
Sul mio impero non tramonta
mai il sole.
Carlo V
Si stese mai più largo il cielo
sulla città e sino alle colonie
di là dal mare? Un sole stanco
trasporta bagagli d’ombre
per i corpi dei sudditi opachi.
Le notti? Un trascurabile accidente
nella capitale del regno
senza tramonti e d’esuli
stelle appiccate
ad una volta deforme, l’effigie
di medaglie ad una faccia soltanto.
Quale censura
è più perfetta dell’oblio?
L’ultimo volo
d’uccelli fu l’esodo senza
ritorni, seguito da carovane
di scettici, gli sfollati del regno.
V’è pero un tempio
ad ogni crocevia: per tutti
gli dèi, per ognissanti e
per gl’idoli tanti.
L’impero trabocca di fede,
in fondo non conta in che cosa.
Lavoratori e
soldati, infervorate
ed opache schiere,
apriamo ogni giorno le porte
di Giano
e del reale.
M. A. Weingarten
I moli di Ostenda
Strisce sottili di viscide pietre
o denti affondati nel mare bruno
da dove ammirare svanire
nebulosi orizzonti nella pioggia
Dietro i parapetti del porto
ritorneranno alla mente i racconti
di tuo cugino al rientro da Lisbona
– ti parlava di una cara piazzetta
con vista sui confini
di un’amata terra canuta
Suona un’umoresca
gialle indugiano le nubi
Siedi
allora all’immensa terrazza
che s’inarca al margine
del mondo e l’oceano
sbuffa alle tue spalle
mentre dinanzi osservi le imbardate
dei vascelli vagabondi
partiti in cerca dei tuoi desiderî
M. A. Weingarten
Oggi vorrei portarti con me
Là dove nascono i miei sogni
Dopo oceani di emozioni,
Oltre montagne di sensazioni...
Superare così le divisioni,
Condividere tutto
Batter di cuori all’unisono
Sintonia di sguardi
I nostri sorrisi un unico sorriso
La mia mano si confonde con la tua,
Là dove finisco io inizi tu...
E tu per me non finisci mai
Un continuo solcar di onde
Sei per me,
Mai doma
Sempre più in là
Il nostro amore ci porterà
Sempre lidi nuovi
Sempre a scoprir nuove coste
Misteriosi anfratti.
Impegnato ad esplorare,
A cercare nuove vie per giungere a Te
Per rubare quelle cose che non posso toccare
Per accarezzare ciò che non vedo
Per scaldarmi senza un fuoco
Ma di più
Per piangere di gioia
Quelle lacrime che mai ho pianto
Per ridere e giocare con te
Più di quanto abbia potuto da bambino
E poi ballare
E poi saltare
E poi perdermi ancora
Intorno a te
Dentro di te
Insieme a te.
Ti prego restiamo qui
Nel mio sogno.
Le partenze improvvise
di coloro che amiamo
ci lasciano soltanto un vuoto dentro
che il dolore spesso tende a colmare diventando parte di noi stessi.
Nel cammino vedo
tante ombre che mi
guardano, ascoltano
ma non parlano
Non mi consigliano
sugli sbagli da evitare
sono solo riflessi.
del continuo affanno,
l'impressione dei sogni.
Il cuore vuole assolutamente battere
senza bisogno di volontà
rifletti
nei tanti sguardi che
vedo entrare nel mio
ci sono mondi immensi
paure uguali alle mie.
Alzo la testa e prego
per tutti i perdenti,
per coloro che hanno
perso la via giusta,
per chi mi ha fatto del male,
o ha perso i suoi falsi Dei.
All'amore trasformato dalla modernità di
questo cibernetico mondo,
dico che è bello pensare
che ci sia ancora
un modo per vivere tutti
i suoi aspetti più densi.
Libero la mente da tutto,
per sentire il respiro
del mondo intorno a me,
per ascoltare il volo
di una farfalla bianca,
il vento di brezza,
tu, a cos'è che pensi?
Assorta tra le luci
ormai intermittenti,
nei gesti mattutini
che conosco a memoria,
nei tuoi occhi di
continua meraviglia,
in mondi ancora sommersi
È rivoltante l’acido schifoso
di un bacio sulla bocca. Devastante
l’aroma sulla pelle della femmina:
ci passo giorni interi a vomitare.

Labbra avide le mie
come gole urlanti,
radici morte senza
una tua lacrima dal cielo.
Caduta come un angelo
sulla riva di quel ruscello,
straziato, riflesso, bagnato.
Acqua senza tempo baciami pure.
Io attenderò inerme, vinto
gioirò delle tue carezze invisibili.
Fradicio piangerò.
Piangerò contro te cristallina amante,
berrò il sale delle tue bugie,
dormirò come un giovane fuoco,
cullato dalle tue rapide parole.
Respirerò in te fino a quando
i miei occhi tristi si apriranno,
al rompersi delle tue membra,
al nascere di una nuova vita.
Ecco, lo sapevo!
Erano diavoli
camuffati: guardali
adesso, senza la maschera,
con quelle teste
a pera fiammeggianti!

Michele Fabbri, TROBAR CLUS, Fermenti Editrice
Orario Fuso
Volo lontano dalle ipocrisie
Volo verso un altro mondo
Volo in una terra
dove il deserto conserva le vie dei canti
Volo dove la solitudine non è condanna
Volo con un biglietto di solo andata
Volo verso il mio fuso orario
Volo sopra le maldicenze
volo dove ho lasciato i miei sogni
volo dove l'oceanspirit mi aspetta
Volo dove l'amicizia non è una parola vuota
Volo anche se non ho le ali
Volo per dire al Custode supremo
di perdonare
Volo lontano dalle menzogne
Volo lontano da chi mi vuole imporre le sue regole
e poi si comporta da anarchico
Volo per non vomitare mai piu'
leggendo appena sveglio tutte le mattine:
buffone, senza motivazione
o peggio per aver regalato una rosa
Figli di un Dio minore
scrivono parole amare
poi si nascondono dietro blog privati
pretendendo spiegazioni
ma mi bloccano i commenti
Solo il diavolo non capisce
che il blog non è un diario scritto,ne un esame di letteratura
è solo un blog dove non faccio sfoggio di cultura
è solo un blog dove non faccio giochi di parole
con estetismi che lasciano solo il vuoto dentro
queste cose le lascio alle blog star o a chi le imitata
che dopo quattro commenti non si degnano di risponderti
poi dopo giorni a volte scopri che rispondono nel loro stesso blog
riunendo in un commento piu' risposte
Volo lontano dai parassiti senza dignità
che si nutrono dei sentimenti altrui fino a scoppiare
perchè loro non ne hanno
scoppiano
ma subito si riproducono
e indossano una nuova maschera
Volo lontano da chi innesta reazioni a catena
scatenandoti contro amici ancora piu' offensivi
Volo lontano da chi si finge donna per 7 mesi
per strappare confidenze
per poi renderle pubbliche in un post o in commenti
e in messaggi privati ai tuoi conoscenti
Volo lontano da chi usa i blog come Agenzia matrimoniale gratuita o peggio
Volo lontano da un mondo falso
Volo per non soffrire
Volo per abbracciare tutti quelli
che mi hanno voluto veramente bene
senza avermi mai visto in volto o sentito in voce
ed hanno capito che un immagine o una musica
parla piu' di mille parole
Volo oltre le nuvole delle miserie umane
dove splende sempre il sole e la luce di Dio
Volo perche" cat" l'hanno ucciso con tutte queste idiozie
amore, amicizia e affetto
su questa terra le conoscono in pochi nel loro vero significato
Volo
Volo via
Tony - giugno 2006
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Presente Ausente
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massivi acini d'una enorme scultura avvitata al centro del mondo
pesa il sol guardarli, opprimono soltanto a trovarseli davanti
sono i solidi tuoi ricordi geometricamente perfetti e gonfi d'acqua dolce
con la loro pellicina lucente che riflette l'occhio che li guarda
questi tondi e rossi palloncini di materia dolce e liquida
pesano sulle spalle e non giova più il guardare altrove
è bastato osservarli una sola volta nel loro grappolo maestoso
per scatenare ogni sorta di tentennamenti
allora ritorni a spizzarne il riflesso al chiarore della luna
questi globi imprecisi che racchiudono il senso di quel che è
per noi e per gli altri, senza distinzione tra l'io e il tu
rappresentano la magniloquenza dello scambio umano
(..:)
Snow Ball
La prosa m' inghiotte, prendendosi la dovuta rivincita.
Lascio scivolare i giorni sul mio corpo liquido e inodore.
Verso la foce infetta corro per mano con le antiche spoglie della poesia.
La poesia che mi ha obliato, quella che ha smesso d'amarmi.
La poesia del riscatto.
Mi ancoro a terra, senza possibilità di replica, un mutilato abbraccio senza significato.
Capovolgetemi. Vedrete cadere neve e rovine sulle mie labbra.
Capovolgimi e osserva la diuturna imperfezione.
Michela Chessa
HA SETE IL MIO INTELLETTO
Ha sete il mio intelletto
di meditare a ciò
che è sepolto
nel mio cor poetico
che di giorno in giorno
s’appressa e s’accinge
ad uno stile intimo
e, probabilmente, tutto particolar.
La mia mentalità solare
è assetata di rimembranze,
di incoraggianti voci udite,
di sorrisi immemori
da persone amate
e di cultura futura
che neppure il scoccare rapido
del tempo potrà mai cancellar.
Io, non cesso mai di ricordar!
Immensa potenza
delle cose assurde
improponibili
impossibili
fantastiche.
Forza dei sentimenti improvvisi
violenti
dolcissimi
esaltanti e mortali.
Assurdità non assurda.
Astratto realizzato miracolosamente
in un momento della vita
in un MOMENTO.
ZENSTATION
Con i vecchî rumori sconosciuti
che risvegliano labili sospetti
una casa stregata è la memoria
Mi rilasso seduto alla veranda
donde ascolto
i papaveri crescere ed il grano
Gli occhî socchiusi
ritrovano in questo tramonto
d’altre nubi gl’incendî
e’l declino d’altri giorni
Il vino sparso a terra e
nomi scritti sul coccio
dell’anfora bella in frantumi
che intatta celava già in atto incrinatura
per cui s’è franta armonia
ed è l’unità scomposta in uno spettro
In urne scavate di meandri
si raccolgono i detriti e
le volatili scaglie
M. A. Weingarten
tratto da Ostracismi, in Oueds (2000-2002)
Le Pèlerin
Tu ne marcheras jamais assez
Pèlerin perceur fou d'horizon
La terre apprise est une prison
Les barreaux sont les chemins comptés
Tu ne rêveras jamais assez
La mer l'ennemi est déraison
Mais le ciel bleu ciel insaisissable
est un murmure contenu de pierres
amoureuses dont le temps fait des bornes
Edmond Jabès, Le Milieu d'ombre
Il pellegrino
Non camminerai mai abbastanza
Pellegrino folle che fori orizzonti
La terra appresa è prigione
Sono sbarre i sentieri contati
Non sognerai mai abbastanza
Il mare il nemico è follia
Ma il cielo azzuro il cielo inafferrabile
è un mormorio raccolto di pietre
innamorate che il tempo rende miliari
[Traduzione di M. A. Weingarten]
The lowest trees have tops, the ant her gall
The fly her spleen, the little spark his heat;
The slender hairs cast shadows, through but small,
And bees have stings, although they be not great;
Seas have their source, and so have shallow springs;
And love is love, in beggars and in kings.
Where waters smoothest run, there deepest are the fords,
The dial stirs, yet none perceives it move;
The firmest faith is found in fewest words,
The turtles cannot sing, and yet they love;
True hearts have ears, and eyes, no tongues to speak;
They hear, and see, and sigh, and then they break
Sir Edward Dyer
musicata da John Dowland, Third Booke of Songes, 1603, n. 19
(il brano è contenuto nell'album Songs from the labyrinth di Sting ed E. Karamazov)
Anche gli alberi più bassi hanno una cima, la formica ha il suo rancore, la mosca il proprio malumore e la piccola scintilla il suo calore; fini capelli proiettano un’ombra, sia pur piccola, e le api hanno il pungiglione, sebbene non sia gran cosa; i mari hanno una fonte e così pure i bassi fondali una sorgente; e l’amore è amore, tanto per i re quanto per gli straccioni.
Dove l’acqua scorre quieta, i guadi sono più profondi; il quadrante s’agita, benché il suo movimento passi inosservato; la fede più salda è racchiusa nelle frasi più brevi, le tartarughe non sanno cantare, ma amano lo stesso; un cuore vero ha orecchi ed occhi, ma non ha lingua per parlare; intende e vede e geme e poi s’infrange.

Vago fuori dai confini del mio corpo,
nel freddo tagliente di fine gennaio.
Cerco una risposta.
Risposta ad una domanda che non avrei dovuto farmi.
Adesso è tardi per pensarci,
E' tardi per cercare un rimedio,
E' tardi anche per piangere.
E' tardi per chiederti scusa,
E' tardi per volerti bene,
E' tardi per starti accanto.
Rientro nei confini di me,
dentro ad un corpo stanco dell'Insonnia.
Il pensiero che anche tu sei sveglio mi consola.